Ryan Brassard vive da meno di un anno a Toronto, dove si è trasferito reduce da una tragica esperienza: il suicidio della sorella Jennie. Ancora più agghiacciante è il fatto che Ryan abbia assistito inerme al suicidio, mentre la cugina Rebecca filmava Jennie in vasca da bagno con i polsi tagliati. Ryan, da quel giorno, ha sviluppato una curiosità morbosa per il suicidio, tanto che ha stabilito di commetterlo entro un anno e ha affittato un appartamento che ha ribattezzato The Suicide Loft, in cui riceve tutti gli aspiranti suicidi desiderosi di parlare delle loro paure. Insieme alla figura misteriosa della cugina Rebecca, Ryan manovra il gruppo di nuovi amici che si è fatto in città, guidandoli al fine di completare il suo macabro progetto; ma la logica e la razionalità di Ryan declinano gradualmente, e si rende conto che le cose, in fondo, possono non essere quello che sembrano… Leenders dipinge un ambiente di giovani cinici e superficiali, senza valori che non siano ascrivibili ai luoghi comuni del ‘politically correct’ o al loro provocatorio contrario. Lentamente però scopriamo che tutti i personaggi hanno qualcosa che sfugge alla vista, dei segreti o dei comportamenti bizzarri che tengono nascosti. Suicide loft è un esordio di alto livello, che racconta gli infiniti e mutevoli piani di intersezione tra apparenza e realtà, superficialità e profondità, e descrive una società popolata da individui alla deriva, in preda a manie e ipocrisie, sempre meno in grado di discernere cosa è realmente importante e di darsi una direzione sensata. L’autore non fa sconti per nessuno, trascinando il lettore in un vortice narrativo spiazzante e di estrema efficacia.